Cosa impara dallo stare in classe?

Quello che è meraviglioso nell’insegnamento è vedere come – grazie all’incontro che un professore può proporre, malgrado tutti i suoi limiti – gli alunni possano scoprire se stessi. La più bella esperienza è quella di una fecondità, di ciò che io chiamo “mediazione” che costituisce la cultura e che ci permette di aprire gli occhi sulla nostra vita e sulla nostra libertà. Senza mediazione non si sviluppa l’umano. È attraverso l’incontro con ciò che un altro ti trasmette che compi la tua umanità. E siamo tutti su questo cammino. Non è che crescendo non si ha più bisogno di mediazione: incontrarsi e scoprirsi è possibile solo tramite questa esperienza, proprio perché paradossalmente ci fa uscire da noi stessi.

La vita ha un senso e questo senso merita di essere svelato: ricerca e svelamento sono un atto della ragione con una propria autonomia.

Se si riprende coscienScuolaza ogni giorno del valore dell’insegnamento si riparte entusiasti.

Spesso mi chiedo come mai mi faccio pagare. Dovrei pagare io per vivere questa esperienza…

Tutte le crisi – e la crisi di identità della Francia di oggi è la più profonda della sua storia – sono momenti privilegiati, perché si arriva per forza a un bivio del cammino. […] La fortuna di una crisi è che fa apparire il problema nel suo insieme radicale.

Al desiderio di voler trasmettere risponderà sempre il desiderio, la sete di imparare.

François-Xavier Bellamy,  (da Tracce, settembre 2016)https://i0.wp.com/www.liberte-scolaire.com/wp-content/uploads/2012/06/2012-06-FXBellamy2.jpg?resize=118%2C119&ssl=1

https://it.clonline.org/storie/incontri/2016/09/07/eredi-e-liberi

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