Tu sei un bene per me

Abbiamo  impiegato secoli,  millenni,  per  costruire  una  forma  di  vita  buona,  e  buona  per  tutti.  Alzarsi  la  mattina, aprire  la  finestra,  prepararsi  il  caffè,  andare  al  lavoro,  incontrare  altre  facce  come  la  nostra, occhi  dentro  i  quali  ci  sono  speranze,  preoccupazioni,  stanchezza,  affetti,  dolori, aspettative,  e  poi  decidere  cosa  prepareremo  per  cena,  farci  una  camminata  in  un  parco, andare  a  trovare  un  amico  che  sta  morendo,  affrontare  un  figlio  che  non  vuole  più  andare a  scuola,  sentire  il  rumore  dei  nostri  passi  sulla  ghiaia,  respirare  l’aria  fredda  e  limpida  di gennaio,  partire  per  una  terra  lontana  e  sconosciuta,  decidere  la  dispotu sei un bene per mesizione  delle  piante in  salotto,  appendere  un  quadro,  visitare  una  mostra,  guardare  la  partita  con  qualche amico,  accettare  in  modo  umano  la  notizia  che  presto  moriremo.   Potranno  portarci  via  tutte  queste  cose,  ma  perché  questo  accada  dovremo  averle  ancora con  noi,  non  averle  già  buttate  via.  Spesso  penso  al  fatto  che  siamo  noi  i  primi  a  gettare alle  ortiche  questa  vita  buona,  in  nome  di  qualcosa  che  ci  pare  istintivamente  più appagante,  mentre  stiamo  solo  rifiutando  la  fatica  e  la  responsabilità  che  una  vita  buona comporta.   Certo,  come  dice  Eliot,  il  sangue  scorrerà  nuovamente  sui  gradini  del  Tempio,  ma  perché questo  accada  bisogna  prima  costruire  il  Tempio.   La  faccia  del  nostro  mondo  è  destinata  a  cambiare  profondamente.  Ma  chiunque  venga  al nostro  posto,  dovremmo  potergli  dire:  chi  ci  ha  preceduto  ha  lavorato  secoli  e  secoli  per farmi  comprendere  che  il  valore  della  tua  vita  non  è  nelle  mie  mani,  perché  nemmeno  il mio  è  nelle  mie  mani.  Anche  se  adesso  mi  uccidi,  non  lo  dimenticare.  Tutto  è  gratis, ognuno  di  noi  è  un  dono:  per  questo  tu  sei  un  bene  per  me.  Spero  che  anche  tu  un  giorno lo  possa  ripetere,  o  se  non  tu  almeno  i  tuoi  figli,  o  i  figli  dei  tuoi  figli.

 

Luca Doninelli, Scrittore

Domenica 21 agosto 2016 17.00

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